In questa prospettiva, affabulare un pallone sostenibile significa raccontare un calcio capace di andare oltre il risultato sportivo. Significa mostrare come uno stadio possa trasformarsi in un luogo di responsabilità, relazione e cura per il territorio. È ciò che sta accadendo allo Stadio Ennio Tardini, dove il Parma Calcio ha avviato un percorso che comprende la raccolta differenziata e, soprattutto, il recupero del cibo nel post gara.
Attraverso il progetto “Parma non spreca”, i pasti non utilizzati vengono rimessi in un circuito virtuoso e destinati alle famiglie meno abbienti. Non si tratta soltanto di ridurre lo spreco alimentare, ma di restituire dignità, normalità e colore a molti parmigiani. Un impegno concreto che il club gialloblu intende continuare a sviluppare, come ha confermato lo stesso COO del Parma.
“Lo stadio, come tutti gli stadi in Italia, è sempre più un luogo in cui c’è ospitalità. Il Tardini gestisce più o meno, a ogni partita, tra i 1.200 e i 1.300 pasti: un numero enorme per una struttura come la nostra. Naturalmente dobbiamo essere pronti anche alla presenza massima, ovvero 1.300 persone. In una gestione non attenta, lo spreco alimentare può diventare enorme. Invece, grazie ai nostri partner, alle collaborazioni e alla voglia di ripensare anche l’ospitalità, riusciamo a gestire i pasti dei nostri ospiti e a garantire che quelli non utilizzati possano essere rimessi in un circuito virtuoso”, ha spiegato Perrone.
Il panel organizzato dal Parma Calcio ha così trasformato la sostenibilità in un racconto vivo, concreto, vicino alle persone. Perché affabulare un pallone sostenibile, nel contesto del Festival della Serie A, significa attribuire al calcio una funzione più ampia: non solo spettacolo e competizione, ma anche educazione, esempio e valore condiviso per la comunità.