Parma, 30 Marzo 2026 – Il Museo “Ernesto Ceresini” ha fatto da cornice alla presentazione del libro “Rapirò Gianfranco Zola: La vera storia di Fabrizio Maiello, il Maradona delle carceri” firmato da Marco Cattaneo. Un evento che ha unito sport e letteratura, dando voce a una storia intensa in cui calcio, cronaca e riscatto personale si intrecciano profondamente.
Il libro racconta il percorso di Fabrizio Maiello, ex promessa del calcio protagonista di una vita segnata da errori e rinascita, con un passaggio che incrocia anche la figura di Gianfranco Zola.
A guidare l’incontro è stato lo stesso Marco Cattaneo, capace di orchestrare un dialogo autentico e coinvolgente tra Fabrizio Maiello e Gianfranco Zola, davanti a una platea che vedeva fra i presenti, il CEO del Parma Calcio Federico Cherubini, il Football Director Alessandro Pettinà, gli allenatori Carlos Cuesta e Giovanni Valenti, oltre ad alcune Legends gialloblu come Luigi Apolloni, Marco Osio, Fausto Pizzi e Marco Giandebiaggi.
Nel corso della serata sono emerse riflessioni profonde che hanno superato i confini del calcio, toccando temi universali come il valore delle seconde possibilità, la forza delle storie e il coraggio di cambiare e perdonare.
Marco Cattaneo, autore del libro e moderatore dell’incontro, ha sottolineato con particolare intensità il ruolo fondamentale della narrazione: “Queste storie sono le più belle da raccontare, perché sai che lasciano qualcosa. Il calcio è un motore straordinario: può aprire mille porte e appassionare i ragazzi. Riuscire a sfruttarne la forza per diffondere storie è una responsabilità che abbiamo noi lavoratori della comunicazione. Dobbiamo essere capaci di veicolare messaggi che possano ispirare quei ragazzi che hanno commesso degli errori, perché devono sapere che si può sempre ripartire”.
Emozionato e diretto anche Fabrizio Maiello, il protagonista di questo libro: “Raccontare questa storia in questo stadio, per me, rappresenta come una finale di Champions League. Non lo avrei mai potuto immaginare, visto il punto in cui ero arrivato: avevo perso me stesso. Poterlo fare qui, con il libro scritto da Marco, è un regalo bellissimo da parte del Parma.
Vedere oggi Gianfranco Zola è qualcosa di speciale, un motivo di grande orgoglio. La sua bontà mi ha aiutato ad aprire gli occhi, facendomi capire che ero sulla strada sbagliata. Ha avuto la gentilezza di un vero campione. Chiedo ancora scusa a tutti per il gesto che ho fatto: anche solo pensarlo è qualcosa di deplorevole. Ma se oggi sono qui è perché sono cambiato, grazie al calcio, ma soprattutto grazie all’amore, all’amicizia e a questa storia che oggi posso raccontare.”
Anche Gianfranco Zola ha offerto una riflessione personale e profonda sul valore educativo dello sport e sull’importanza del perdono: “Mio padre mi diceva sempre che tutti noi, nel bene e nel male, con le nostre azioni possiamo influenzare gli altri. Quando ho iniziato a fare il calciatore, mi sono sempre ricordato quelle parole. Noi sportivi possiamo veicolare messaggi positivi e io ho sempre sentito la responsabilità di farlo.
Fabrizio? La sua storia dimostra che il confine tra il bene e il male è sottile e che, anche quando ci si trova dalla parte sbagliata, c’è sempre la possibilità di rimediare e di trarne insegnamento. Il calcio ti insegna anche a perdonare: ho sbagliato gol che hanno tolto a me e ai miei compagni delle gioie. Ma se riesci a perdonare te stesso, capendo i tuoi errori, ne puoi trarre un insegnamento utile per sempre. Ed è quello che sta facendo Fabrizio, che oggi sta realizzando cose bellissime.”
Una serata intensa e partecipata, che ha evidenziato come lo stadio “Ennio Tardini” possa essere anche uno spazio di incontro e riflessione, oltre che di sport. L’apertura del Museo “Ernesto Ceresini”, e della Serafino Lounge per un momento di convivialità accompagnato da eccellenze culinarie, si inserisce proprio in questa prospettiva: rendere lo stadio un luogo capace di accogliere storie, generare confronto e lasciare spunti significativi.