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“QUELLO CHE NON HO VISTO ARRIVARE”: AL MUSEO “ERNESTO CERESINI” LA TESTIMONIANZA DI GIORGIO PERINETTI

Parma, 19 febbraio 2026 - Il Museo 'Ernesto Ceresini' dello Stadio Tardini, solitamente custode di trofei e cimeli, si è trasformato in uno spazio di profonda riflessione umana. È qui che è stato presentato “Quello che non ho visto arrivare”, il libro testimonianza di Giorgio Perinetti, storico dirigente calcistico oggi all'Athletic Club Palermo, scritto insieme al giornalista Michele Pennetti.


L’incontro, moderato con sensibilità da Sandro Sabatini, ha svelato il lato più intimo di un uomo che ha dedicato oltre quarant’anni al calcio di vertice. Giorgio Perinetti, da sempre attento alla crescita dei giovani nei vivai delle società italiane, ha scelto di condividere una ferita privata per trasformarla in un bene collettivo: la storia di sua figlia Emanuela, manager di talento venuta a mancare nel 2023, a soli 33 anni, a causa dell’anoressia.

Il racconto è diventato un’occasione preziosa per accendere i riflettori sui disturbi del comportamento alimentare, una tematica che troppo spesso non è sufficientemente considerata. Fondamentale, in questo senso, l'intervento di Chiara Celentano (AIDAP), che ha tracciato i contorni scientifici di una questione che riguarda l'intera società.

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Il Club gialloblu ha partecipato attivamente all’iniziativa, confermando la sua vocazione non solo sportiva ma anche sociale e istituzionale. A rappresentare la società erano presenti il CEO Federico Cherubini, il Football Director Alessandro Pettinà che erano accompagnati anche da altri dirigenti del club gialloblu ed ospiti di rilievo come Giovanni Carnevali, amministratore delegato del Sassuolo e Francesco Palmieri, direttore sportivo del Sassuolo. Oltre a loro erano presenti anche Fabrizio Larini e Doriano Tosi, oltre a Paolo Piani, segretario del settore tecnico della FIGC.


'Un genitore non può fare a meno di sentirsi in colpa e di farsi mille domande - dice Giorgio Perinetti - e purtroppo non riesce a darsi risposte. Io mi guardo sempre indietro, quando mia figlia mi chiedeva di lavorare insieme. Interpretavo questa richiesta come una diminutio per lei, perché aveva sempre ricevuto offerte interessanti. E invece forse erano solo richieste di aiuto. Non l’ho capita, non ho recepito i segnali e questo è un mio grande dispiacere. Ci tengo, poi, a ringraziare il Parma Calcio e il CEO Federico Cherubini, una società che ha voluto porre l'attenzione su questo tema e l'ho molto apprezzato. E' un piacere essere qui, in questo luogo. Ernesto Ceresini è stato un Presidente di grande visione e umanità. Di lui ho un ricordo bellissimo'.


'Questo libro racconta una storia molto forte e molto commovente - continua Sandro Sabatini - dalle pagine traspare lo sconfinato amore di un padre nei confronti della figlia. Onestamente sul tema non ero molto informato fino a poco tempo fa. Non sapevo si potesse morire di anoressia. E questo lo dico perché nessuno si può mettere nei panni di Giorgio, credo che solo i più esperti potessero capire la situazione'.


'Penso che di questo tema se ne sappia ancora troppo poco - prosegue Chiara Celentano - l'anoressia nervosa è al primo posto di mortalità delle malattie psichiatriche. Inoltre ha un alto tasso di suicidio perché è associata ad una forte depressione. E' molto diffusa nei giovanissimi, tra i 12 e i 25 anni, per la maggior parte donne. Le persone che ne soffrono di solito hanno tratti di perfezionismo marcato e questi tratti sono esasperati, purtroppo, dai social media. Questo libro deve diventare un atto di responsabilità in cui ognuno deve chiedersi: come faccio a riconoscere i segnali di questa malattia così subdola?'.


Infine la chiusura del CEO Federico Cherubini: 'Ringrazio tutti quelli che sono presenti oggi e Giorgio per aver accettato l'invito. Di solito ci incontriamo in altri contesti, ma per noi è una grande fortuna ascoltare una testimonianza così profonda e così forte. E' stato importantissimo avere qui Giorgio, lo dico non da collega, ma da padre'.


Un evento che lascia un segno profondo, un segno del quale il mondo del calcio deve farsi portavoce, perché combattere battaglie così delicate ne rappresentano una delle sue forme più nobili.

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